Un lato nascosto dell'arte, la presenza degli africani nell'arte toscana dal Quattrocento al Seicento

La Connessione Culturale dedicata alla presenza africana nell’arte Toscana dal Quattrocento al Seicento sarà un percorso insolito e affascinante.
Se nell’immaginario collettivo, infatti, l’Italia non è mai stata considerata una terra “multietnica”, questa connessione potrà sfatare il mito del nostro Paese come terra relativamente inesplorata dagli africani fino alla seconda metà del Novecento.
Già dal ‘400 la pittura ci restituisce un’immagine dei grandi centri urbani della penisola con una tangibile presenza di comunità africane, basti pensare a pittori illustri quali Vittore Carpaccio e Gentile Bellini che ci presentano una Venezia in cui erano comuni i gondolieri africani. Ex schiavi liberati avevano trovato in questa attività non solo una fonte di sostentamento, ma anche uno strumento di integrazione sociale, tramite il sistema associazionistico delle cosiddette “scuole”.
Se la Repubblica di Venezia è sempre stata un crogiolo di popoli, grazie ai floridi scambi commerciali con l’Oriente, una situazione molto simile è riscontrabile anche nella Firenze rinascimentale. Qui addirittura ci sarebbe l’afrodiscendente più famoso, il primo Duca di Firenze, Alessandro de’ Medici, nato nel 1510 (o 1511) e ucciso nel 1537. Esponente di una delle più potenti famiglie d’Europa dell’epoca, era detto “Il Moro” perché probabilmente figlio di una serva nera o perlomeno mulatta, chiamata Simonetta da Collevecchio.
In effetti il volto immortalato in un ritratto del Pontormo e in uno del Bronzino (o bottega) parrebbero confermare il suo sangue misto. Ad un personaggio di tale rango e prestigio fanno poi da sfondo anche tanti altri soggetti che costituivano il tessuto della società rinascimentale come cavalieri, religiosi e malfattori. Così, per esempio, in un affresco di Sandro Botticelli dedicato all’infanzia di Mosè nella Cappella Sistina appaiono dignitari etiopi, riccamente vestiti, in visita al Papa. Viene qui riprodotto un episodio storico realmente accaduto: nel 1481 quattro ambasciatori vennero invitati a Roma perché in Africa c’era un regno cristiano e i cristiani si contendevano l’egemonia con gli arabi o i regni arabi.
La Connessione Culturale ci permetterà quindi di scoprire e conoscere il ruolo e il peso della presenza africana nell’arte toscana attraverso l’osservazione di alcune sculture e di celebri dipinti, tra i quali la Cappella Magi, affrescata da Benozzo Gozzoli nel palazzo Medici di Firenze, la Cappella Sassetti, dipinta da Domenico Ghirlandaio nella chiesa di Santa Trinità, ed i celebri affreschi di Filippino Lippi nella Cappella Strozzi all’interno della chiesa di Santa Maria Novella a Firenze.
La Connessione Culturale sarà perciò un viaggio storico e artistico che documenta e testimonia la ricchezza culturale di Firenze, ed esplicita a sua volta una storia poco nota, solitamente nascosta e taciuta, ovvero il fenomeno della schiavitù.